ULTIMI VERSI A LINA
di Umberto SABA

La banda militare che affollava
vie più il Corso la sera, i fanaletti
oscillanti alla marcia – il battistrada
tronfio alzava e abbassava il suo bastone –;
le tue compagne: la buona, la scaltra,
l’infedele in amore; il verde fuori
e dentro la città; le laceranti
sirene dei vapori che partivano;
le osterie di campagna;
                                 queste cose
furono un giorno – ricordi – cui venne,
una a una, una fine.
                           La memoria,
amica come l’edera alle tombe,
cari frammenti ne riporta in dono.

 

Analisi del testo

Il titolo della poesia chiarisce la natura del componimento: sono gli ultimi versi che egli ha scritto alla moglie Lina e il tema è il ricordo dei giorni della loro giovinezza.
La poesia è composta di due enunciati. Il primo, più lungo, dapprima ricostruisce uno dei tanti episodi della giovinezza, sua e di Lina, attraverso una serie di rapide immagini: la banda militare che richiamava una folla vieppiù crescente; le luci che oscillavano sui porta–spartiti quando la banda marciava guidata dal maestro che batteva il tempo alzando e abbassando il bastone; le amiche della moglie, ognuna caratterizzata da un aggettivo che ne sottolinea una particolare qualità o difetto: la buona, l’astuta, quella infedele in amore; i prati verdi fuori e dentro la città, il suono lacerante delle sirene delle navi a vapore che lasciavano il porto; le osterie sparse per la campagne. Quindi annota, dolorosamente, che queste cose appartengono al passato, che sono finite una ad una.

Il secondo enunciato è una pacata considerazione su come la memoria, amica all’uomo vivo così come l’edera lo è alle tombe, riporta in dono, da quel passato finito per sempre, dei frammenti che ci sono cari (proprio perché ci restituiscono parti di quel passato che ci piace far rivivere).

 

Commento

La poesia è formata da tredici endecasillabi, con una particolarità: il nono e l’undicesimo verso sono spezzati graficamente in un settenario più un verso di quattro sillabe. Non c’è rima.

È una poesia che ricorda una sera trascorsa con la moglie e con le amiche di lei ad ascoltare la banda militare che suonava e che con la sua musica attirava sempre più gente. Il poeta descrive la strada del Corso e altre immagini a lui care che adesso, ad una ad una, sono svanite e hanno lasciato il posto al ricordo.

Il secondo enunciato evoca un senso di calma accettazione, tipico di chi, ormai avanti negli anni, ama ritrovare nel silenzio della meditazione i frammenti della vita passata; ma anche di soddisfazione per la vita che si è vissuta: i frammenti che la memoria, amica dell’uomo come l’edera lo è delle tombe, restituisce sono un dono prezioso.


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